domenica 6 giugno 2010

Io voto Milia!

Da diverso tempo ne parlo con parenti, amici, colleghi. Su Facebook o dal vivo. La situazione è triste, alcuni amareggiati e diversi delusi, tutti i menefreghisti e la grande parte dei radical chic, non hanno votato e non andranno a votare. Rappresentano il 60% dell’elettorato della provincia di Cagliari, la maggioranza assoluta.
Un popolo nel quale davvero confluiscono le anime più diverse, c’è di tutto. Nei confronti di molti di loro, al contrario di quanto qualcuno potrebbe stupidamente supporre, non nutro alcun disprezzo. Si, certo bene ha fatto Dante a piazzare gli ignavi all’inferno, e di sicuro non hanno la mia simpatia i radical chic, anche per i fasci inorriditi dalla destra italiana arrivo a nutrire un sentimento più compassionevole che di odio; per gli altri solo rammarico. Spero davvero che molti di loro riescano a trovare un appiglio intellettuale, un ennesimo slancio di fiducia, un rigurgito antiberlusconiano e andare a votare Milia, foss’anche con la proverbiale molletta al naso, costretti come siamo a tenerla spesso e malvolentieri, non credo davvero sia il caso di levarsela il giorno in cui la provincia verrà sommersa di merda.

sabato 5 giugno 2010

Tremonti marinaio, dice una bugia in ogni porto



Annozero, puntata del 3 Giugno 2010, dopo circa due ore di trasmissione, Bersani si dice perplesso sull'efficacia della manovra, teme che poco arriverà dalla lotta all'evasione e teme che si faranno tornare i conti con un nuovo condono.
Proprio in un momento in cui si auspica che un fisco giusto ma "implaccabile" restituisca al paese la fedeltà fiscale di quei cittadini che possono aver travisato le parole del premier, l'ennesimo condono non sarebbe esattamente il miglior esempio.
Tremonti però non è Ministro perché sa fare pompini e non si lascia mettere in mezzo: "Primo, l'onestà dice, chiuso il decreto, ci vediamo qua e vediamo se ha ragione Bersani o no, non ci saranno condoni!"
Se lo dice lui... allora sicuramante non dobbiamo credere al senatore
Carlo Sarro che pare essere di opposto avviso e quindi mette a punto un condono edilizio solo per mini-abusi: «bisogna trovare una soluzione agli abusi commessi per necessità. Tipo: allargo la casa di 50 metri per avere una stanza in più per i figli. Certo non per chi fa abusi speculativi e si costruisce un palazzo di 60 piani». Il testo è comunque «già avviato e stiamo lavorando per metterlo a punto».

Si torna al medioevo

Ricevo e rigiro:

NESSUN TELEGIORNALE HA AVUTO IL PERMESSO DI DIFFONDERE QUESTA NOTIZIA

Il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC) identificato dall'articolo 50-bis: "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet"; la prossima
settimana il testo approderà alla Camera come articolo nr. 60.

In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su fb, o altro sulla rete) a disobbedire o a ISTIGARE (cioè? criticare?!) contro una legge che ritiene ingiusta, i providers DOVRANNO bloccarne il blog o il sito.

Questo provvedimento può far oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi, anche se è all'ESTERO; basta che il Ministro dell'Interno disponga con proprio decreto l'interruzione dell'attività del blogger, ordinandone il blocco ai fornitori di connettività alla rete internet. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro 24 ore; pena, per i provider, sanzioni da 50.000 a 250.000 euro.

Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'ODIO (!) fra le classi sociali. MORALE: questa legge può ripulire immediatamente tutti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta.

In pratica sarà possibile bloccare in Italia (come in Iran, in Birmania e in Cina) Facebook, Youtube e la rete da tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e/o non censurata.

Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra meno di 60 giorni dovrà presenterà al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto
del Governo di "normalizzare" con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni che finora non riusciva a dominare.

Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet, l'Italia prende a modello la Cina, la Birmania e l'Iran.

sabato 22 maggio 2010

Cala il sipario sul Teatro Alfieri di Cagliari


Sto raccogliendo le firme per far si che il sindaco di Cagliari si adoperì affinché la proprietà dello stabile dove si trova il Teatro Alfieri di Cagliari, desista dall'intento di demolirlo in modo da poter ricavare, sfruttando il famigerato piano caso, il 20% di cubatura aggiuntiva.

Chiedo anche il vostro aiuto, con la speranza che possiate dare massima diffusione presso gli amici, i parenti e chiunque vi capiti a tiro.

Vi ringrazio

Ecco il testo della petizione:
To: Sindaco di Cagliari
Il cine-teatro Alfieri, dopo quasi cinquant’anni di attività, sta per essere demolito: parcheggi sotterranei ed esercizi commerciali rimpiazzeranno lo storico e prestigioso palcoscenico cagliaritano.
Chiediamo al Sindaco di fare quanto in suo potere affinché i cittadini non vengano privati di uno dei luoghi simbolo di Cagliari.


Per firmare la petizione seguite le istruzioni all'indirizzo

http://www.petitiononline.com/alfieri/

Attenzione!!
E' presente anche un gruppo su Facebook e una raccolta firme a Cagliari, in via Dante 216, presso il negozio di abbigliamento

domenica 1 novembre 2009

Iniziavano a chiamarlo Trinità

Si parlava di politica, qualche giorno fa. Delle primarie, di Bersani, dei primi effetti della sua elezione, del nuovo partito che si attende e del ruolo dei partiti in generale.
In molti sembrano non credere più in questa istituzione, i partiti oltre a non avere ideali da proporre, difficilmente riescono a farsi portavoce di quelli promossi dal proprio elettorato. Giusta o sbagliata che sia questa analisi, è sicuramente osteggiata dai protagonisti della politica italiana, i professionisti, quelli che i partiti li fanno, quelli che nei partiti credono, quelli che non ci stanno alla sconfitta della politica, quella con la "P" maiuscola, a vantaggio del populismo, del qualunquismo, del berlusconismo o del grillismo.

Tra questi protagonisti ve n'è uno che merita una qualche riflessione. Spesso oggetto di scherno da parte di colleghi, comici e vignettisti, è in realtà un personaggio molto interessante.
Il cinquantacinquenne romano, essendo uomo dalle grandi qualità e dai saldi ideali ha, da 25 anni a questa parte, sempre ricoperto importanti ruoli all'interno prima del partito di appartenenza e poi delle istituzioni, assolvendo al difficile duplice ruolo di interprete di istanze popolari e di promotore di ideali.
Ma l'uomo, essendo politico di indiscusso valore, ha capito che limitarsi ai valori promossi da un solo partito e alle istanze sociali di un solo elettorato, poco si confà alle sue qualità di statista e di uomo di e per tutti.

Così dall'inizio degli anni '80 è stato segretario del Partito Radicale, e nel 1983, eletto alla Camera dei Deputati, diventa capofila nelle battaglie per i diritti civili proposte dai radicali. Viene, di li a poco, eletto Presidente del Gruppo Parlamentare radicale.
Nel 1989, però, quando il Partito Radicale si trasforma in Partito Radicale Transnazionale e cessa di partecipare a competizioni elettorali di qualunque natura, il nostro eroe, si fa fondatore di una nuova formazione ecologista progressista: i Verdi Arcobaleno. Di questi è coordinatore nazionale e poi, confluiti nella Federazione dei Verdi, nel 1992, dopo le elezioni politiche, ne diventa capogruppo alla Camera.
Ministro del governo Ciampi, si dimette dopo solo un giorno, assieme agli altri ministri del PDS, in segno di protesta. Eletto sindaco di Roma per due volte grazie all'appoggio di una coalizione di centro sinistra; nel 1999 viene eletto deputato al Parlamento europeo nelle file del movimento politico i Democratici (riformisti filoeuropeisti) in seguito alla fusione del movimento dei sindaci, fondato con Massimo Cacciari e Enzo Bianco. Nel 2001 viene proposto dalla coalizione di centro-sinistra, l'Ulivo, quale candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Nel 2002 contribuisce affinché i Democratici, il PPI e Rinnovamento Italiano si fondano nel nuovo partito centrista della Margherita, di cui diventa presidente federale (verrà rieletto Presidente della Margherita con voto unanime nei successivi due Congressi). In questa veste aderisce al progetto della Federazione dei Riformisti (composta dai DS, da La Margherita appunto, dallo SDI e dal Movimento Repubblicani Europei) e accoglie la proposta di Romano Prodi di presentare alle elezioni europee del 2004 la lista unitaria Uniti nell'Ulivo.
Nel 2005, dopo un buon successo elettorale della Margherita, porta il partito, pur continuando a sostenere il progetto della Federazione dei Riformisti, verso un primo veto alla presentazione della lista unitaria per le Politiche del 2006, ma dopo il successo di partecipazione delle elezioni primarie dell'Unione, si è fatto promotore del rilancio di una lista comune con i DS, finalizzata al raggiungimento di quello che il nostro amico considera un sogno politico: la costruzione di un grande Partito Democratico.
Al termine delle elezioni politiche del 2006 riceve un mandato parlamentare alla Camera. Nel maggio dello stesso anno viene nominato Vicepresidente del Consiglio, carica che ricopre anche Massimo D'Alema nello stesso governo, e Ministro dei Beni culturali del Governo Prodi.
Dal 23 maggio 2007 è uno dei 45 membri del Comitato nazionale per il Partito Democratico che riunisce i leader delle componenti del futuro PD. A fine luglio dichiara il proprio sostegno alla candidatura di Walter Veltroni a segretario del PD e si fa promotore di un manifesto politico-programmatico con altre note personalità del mondo della cultura e della politica intitolato "Per il coraggio delle riforme", poi ribattezzato "Manifesto dei coraggiosi".
Oggi, dopo l'elezione di Bersani a segretario del PD, decide di avviare il progetto di un nuovo partito moderato e riformista che entri nella Costituente di Centro di Pierferdinando Casini.

Davvero, Francesco Rutelli, non riesce a contenere la sua esuberanza politica. I sospettosi possono vedere questi movimenti come mossi da interessi privati e da ambizione personale e vedere in lui un acchiappa poltrone, un furbacchione, uno sveglio e abile. Unu fill'e bagassa come si dice dalle mie parti, riassumendo con questa ardita metafora le sue attitudini e non quelle della madre.
Qualcun altro, addirittura, contrae il suo giudizio, semplificando la carriera politica appena riassunta, ed evidenziando il fatto che il metodo usato nello svolgere il mestiere di politico, accompagnandosi con chiunque possa offrirgli posti di potere, non è dissimile al modo più antico del mondo per fare soldi.

Io non condivido appieno le due interpretazioni, e, non amando le semplificazione, preferisco immaginare intricate trame politiche in ogni atteggiamento dei nostri leader, decido così di trascurare il passato e intravedere in questa ultima manovra un'azione, ancora una volta, di grande coraggio.
Se il Partito Democratico, come molti dicono, nasce ora, allora ha bisogno di darsi oggi una nuova identità, chiara e forte, di definire cosa è e anche cosa non intende essere. Allo stesso tempo, però, ha la necessità di allargare il suo bouquet di alleanze, di far fronte comune contro Berlusconi e il berlusconismo. Il dialogo con quella parte di sinistra divenuta extraparlamentare, spetterà, per storia e capacità, senza dubbio al nuovo segretario. Ma chi può riuscire ad avvicinare il centro di/dei Casini? Costruire alleanze locali con l'UDC è cosa meno complicata di eventuali patti nazionali, quando il tuo interlocutore diventa proprio il segretario. Ci vuole stomaco.
E' uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo; e così, continuando a prestare il fianco ai luoghi comuni, che comunque in un certo qual modo manifestano la saggezza dei popoli, non credo esista occasione migliore per ricordare che quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. E Francesco Rutelli è lì, pronto; lui alza la mano, anche se non lancia la pietra, e ancora una volta si sacrifica per il bene comune.
Disposto a mettere in gioco la sua credibilità politica, si fa testa di ponte in quella parte di elettorato che, pur continuando a guardare con diffidenza a sinistra, chiede a gran voce di chiudere la parentesi politica del cavaliere con tutto ciò che ne sta conseguendo. Se non si desidera trattare direttamente con Casini, serve un infiltrato influente, capace in breve in tempo di essere accolto con piacere ma anche di essere visto come un'opportunità, un dono. E' necessario qualcosa di simile ad un Cavallo di Troia per conquistare il centro, fortificato dietro le alte mura costruite dalla morale cattolica del dopoguerra. Francesco Rutelli non è in vendita, non si concede, sta solo cercando di dissipare quelle diffidenze con l'astuzia e non col martello.

Sono molti i giudizi che ruotano attorno a Francesco Rutelli: fill'e bagassa, meretrice, Cavallo di Troia. La difficoltà nel riuscire ad interpretare, a capire è data proprio dalla complessa natura del Rutelli politico, lui, mutuando l'espressione proprio dalle culture che si intende avvicinare, è uno e trino. Lui è la Madre, il Figlio e il Cavallo santo.


La biografia è liberamente scopiazzata da Wikipedia.

mercoledì 6 maggio 2009

La reincarnazione di Fafi

Continua con grande successo di pubblico l'amato fotoromanzo a puntate la "repubblica delle banane", che in queste ultime uscite, reinterprentando gli eroi dei colossal di una volta, l'ideale di un condottiero che ama incarnarsi nei suoi sudditi, anticipa coi temi il cambio di titolo della prossima serie: La Repubblica della Banana.
Grande interpretazione del nostro amato Presidente, magistrale nella parte della repubblica, oseremmo definirlo superbo nella parte della Banana.


Ma le foto apparse sui giornali? Ma perché? Che bisogno c'era? E poi magro, alto, si parla di morphing con foto di Rocco Siffredi.
Basta! Basta buffonate, basta pillole blu. Gente con la banana in mano e ministre con la banana in bocca: basta.
Ma le tante giovani figlie, le foto, le feste, i sondaggi, aihmé le elezioni, gli danno ragione. La gente lo ama, noi lo amiamo, di fatto è la manifestazione vivente delle nostre aspirazioni: tutti vorremmo essere Silvio, con le sue ville, i suoi aerei, il suo savoir-faire, la sua corte di saltimbanchi, menestrelli e ministrelle.
Lui è sempre protagonista indiscusso nei summit internazionali, fulgido esempio di vero stallone italiano, lui è bello, lui è forte, lui è imbattibile: è un cantautore. E' come Figaro, tutti lo vogliono, ormai file di modelle gli spediscono il book mentre parlamentari europee in fila glielo danno.
E noi? Per ora il nostro amore rimane solo platonico, Dio Silvio è ineffabile, ben oltre la nostra sfera cognitiva. Capirlo è impossibile, parrebbe che la nostra unica speranza, non chimandoci Pierivan o Pierenrico, resti quella di reincarnarci in un altro Lui, in una vita futura fosse anche l'ultima. E così viviamo nell'attesa, nella frustrazione, impazienti... perché... perché ciò che noi realmente desideriamo, è di incarnarci proprio in lui, facendolo in questa vita, per incarnalo, finalmente, da dietro.

[va-neg-già-re]

1 pensare o dire cose prive di senso, assurde; parlare in modo sconnesso, farneticare: ma tu stai vaneggiando!; la febbre lo fa vaneggiare
2 (lett.) vagare con la mente, fantasticare
3 (lett.) perdersi dietro cose vane: e del mio vaneggiar vergogna è 'l frutto (PETRARCA Canz. I, 12)
4 (lett.) aprirsi, detto di un vuoto, di un abisso: Nel dritto mezzo del campo maligno / vaneggia un pozzo assai largo e profondo (DANTE Inf. XVIII, 4-5)
5 (ant.) riuscire vano, restare senza effetto.